NOTIZIE ED ATTIVITÀ IN CONSIGLIO REGIONALE

Di perla in perla...

a.aaa-Dare-le-perle-ai-porci1.Stelle (cadenti).

Dopo la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, di alcuni articoli della manovra finanziaria 2013, il Presidente della Regione ha “tuonato” contro gli ex amministratori. I giornali hanno titolato: “L’ira di Frattura: e osano anche darci lezioni!”; “Frattura: un’altra stella al merito di chi ci ha preceduti”.

Peccato che Frattura non dica anche (e peccato che nessun giornalista glielo chieda) chi, di quella legge incostituzionale, sia stato relatore: chi altri, se non l’ex Presidente della Commissione Bilancio (presidenza Iorio), oggi Presidente del Consiglio regionale (presidenza Frattura)? 

Certi meriti sul campo (stelle al merito, come le chiama Frattura), andrebbero riconosciuti pubblicamente! Invitiamo Frattura ad integrare, per completezza, la comunicazione (sempre che ciò non comporti conseguenze giudiziarie discendenti dalla arcifamosa delibera bavaglio per la eventuale lesione della reputazione personale del Presidente del Consiglio, dell’Istituzione tutta e, perché no, anche della Nato e delle Nazioni Unite).

2.Rifiuti (di memoria).

Grande allarme sociale ha provocato in regione la notizia che anche in Molise sarebbero stati smaltiti illegalmente rifiuti tossici.

Lo scoop proviene dalle dichiarazioni del pentito Schiavone, su fatti che si riferiscono agli anni… Ottanta. Altrettanto fulminea la reazione della classe dirigente regionale molisana che, riavutasi dopo un lungo sonno (durato trent’anni), è prontamente intervenuta: scartata da subito l’ipotesi di richiedere l’intervento dell’Esercito, e accantonata anche la soluzione di stanziare risorse per la bonifica dei suoli, i politici locali hanno deciso di sperimentare una soluzione davvero originale e soprattutto efficace: hanno convocato un tavolo…. Appresa la notizia sembra che gli ambientalisti abbiano direttamente proceduto agli scongiuri, visti i risultati dei tavoli Ittierre e Gam…

Nel frattempo tutti coloro che denunciano questi fatti da decenni (a partire dalle mamme per la salute di Venafro) si dice abbiano richiesto una perizia medico legale per accertare la sordità e la cecità delle Istituzioni: per trent’anni, infatti, hanno finto di non sentire, di non vedere e di non sapere.

2 –bis. Rifiuti (di bonifiche).

Tra il 2010 e il 2011 esplodono gli scandali Open Gates e Dark Report: la Procura di Larino scopre che nei terreni agricoli del Cosib venivano sversati illecitamente rifiuti tossici. Arrestato il vertice del Cosib (anche per presunta corruzione, in quanto alcune delle ditte interessate sembra fossero a lui stesso riconducibili), gli organi consortili si riunirono per eleggere il successore: “parola d’ordine: continuità con la gestione precedente” (momentaneamente assente per fastidiose manette ai polsi), esclamò, tra gli altri, il sindaco di  San Martino ed esponente del PD Facciolla (secondo quanto riferì primonumero.it). Nello stupore generale, particolarmente veemente l’indignazione del compagno di partito Petraroia, che denunciò il trasversalismo di certi ambienti del PD con CL e con gli eredi della vecchia DC termolese, leggasi Vitagliano. Detto questo, spirò.

Non pervenuti, invece, a quanto è dato sapere, interventi di bonifica ambientale sui siti contaminati.

Ormai è acqua passata: oggi a gestire l’emergenza rifiuti, come coordinatore della task force all’uopo insediata, c’è un validissimo assessore regionale all’ambiente (a quanto pare omonimo di quel Facciolla che si ispirava alla continuità con Del Torto e che mai si accorse di tutto ciò che succedeva al Nucleo).

3.(Porca) vacca.

Continua l’epopea delle manze della Granarolo. Dopo le numerose televendite del progetto Gran manze, con testimonial d’eccezione addirittura un senatore della Repubblica (uno che avremmo giurato essere esperto di suini – vista la confidenza con il porcellum – e che invece scopriamo grande conoscitore di vacche e letame), l’Assessore regionale all’Agricoltura ha tirato – giustamente – il freno a mano: “progetto congelato, sono emerse criticità” (6 novembre). A comprova di quanto conti l’opinione dell’assessore, la Granarolo ha preannunciato una conferenza stampa per illustrare il progetto, a cui ha fatto da eco l’Assessore allo Sviluppo Economico direttamente dalla pagina web istituzionale della Giunta regionale: “è un’opportunità, non un problema”.

Attese come imminenti le dimissioni dell’Assessore al ramo, di fatto sfiduciato.

4.Sogni d’oro.

Alla notizia che i componenti del Cosib (nucleo industriale di Termoli) si sono autoassegnati uno stipendio di 1600 euro mensili cancellando il gettone di 400 euro a seduta, immediata la reazione indignata del Pd del basso Molise (a cui non si può mai nascondere niente…): “chiediamo un intervento immediato di Frattura che faccia cessare questi sprechi e accerti cosa è stato fatto in questi anni dal Cosib.”

Per evitare l’imbarazzo di farsi trovare impreparato su cosa sia stato fatto al Cosib in questi anni,  pare che Frattura  abbia chiesto (nell’ordine): dapprima all’ex Presidente della Camera di Commercio (tale Frattura), ente camerale rappresentato nell’assemblea del consorzio; poi ad illustri ex Presidenti (di casa non solo al Cosib); dunque alla Turbogas (stante i noti trascorsi professionali); poi si sia rivolto a Facciolla, che quell’ente lo conosce come le sue tasche (o sono le sue tasche a conoscere bene l’ente), visto che da Sindaco PD di San Martino in Pensilis, comune del territorio consortile, ha percepito dal Cosib fino a qualche mese fa tra i 60 e gli 80mila euro l’anno per un contratto di co.co.co; successivamente, ad ex soci (tipo quelli della biomassa C&T); dunque ad importanti imprenditori amici delle piane di Larino (esperti in chimica e dintorni); un tentativo estremo con il suo consigliere giuridico, noto soprattutto all’ufficio contabilità dello Zuccherificio;  alla fine, direttamente a se stesso (in qualità di titolare della Bio.com).

Nel frattempo pare che qualcuno abbia rassicurato gli alti dirigenti del Pd basso molisano: “continuate pure a dormire”.

5.No, no assolutamente!

Cit.



Con quale faccia….

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Il 13 ottobre scorso, l’Udeur del Molise con una nota stampa ufficiale ha replicato all’intervento dell’on. Aldo Patriciello, tacciandolo di incoerenza politica in quanto  pur essendo europarlamentare del PdL ha sostenuto in campagna elettorale il candidato del Pd Frattura (testualmente: “Patriciello, infatti, membro del gruppo Pdl, probabilmente futuro esponente della nuova Forza Italia (…) Ricordiamo a noi stessi però, anche la sua stretta collaborazione con il Governo Regionale guidato dal Presidente Frattura, che egli ha sostenuto in campagna elettorale, non facendo mancare neanche la presenza fisica ad alcuni appuntamenti rilevanti e schierando tutte le sue forze elettorali nella lista Rialzati Molise, appunto alleata del nostro Governatore. Dunque, alla luce di tale situazione, non accettiamo lezioni di stile e di comportamento da chicchessia, in speciale modo da qualcuno che deve impegnarsi, anche alla luce dei prossimi imminenti appuntamenti elettorali, a trovare una collocazione chiara e definitiva.”)

Ben detto: l’Udeur non accetta lezioni da chi sta con il PdL e contemporaneamente con il PD, perennemente in cerca di collocazione definitiva. In effetti non sembra ne abbiano bisogno…

Il leader dell’Udeur, Mastella, dopo aver determinato la caduta del Governo Prodi è stato eletto eurodeputato del Pdl; ma in Molise l’Udeur, dopo aver votato fino all’ultimo provvedimento del Governo Iorio (PDL), si è schierato a sinistra e ha sostenuto il candidato presidente del PD, anch’egli proveniente da Forza Italia e PdL. A Campobasso, invece, sostiene il sindaco PDL Di Bartolomeo, così come a Termoli, il sindaco PDL Di Brino.

Come può Patriciello pensare ragionevolmente di dare loro lezioni di incoerenza politica? 



50 anni del Molise: io non partecipo alla celebrazione di un fallimento.

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[foto: copyrigth di Molise Natzione]

Non parteciperò alla celebrazione del 50esimo anniversario della istituzione della Regione Molise. Un fallimento non si celebra, al massimo si dichiara (ma in questo caso è talmente lampante che forse sarebbe stata più appropriata una commemorazione).

L’unica salvezza per i molisani è che il Molise venga cancellato (almeno per come è stato inteso fino ad oggi) promuovendo il progetto istituzionale di Marca Adriatica, un’aggregazione politico-territoriale molto più ampia, che guardi verso Nord alle regioni limitrofe. Diffido di quanti invocano la difesa dell’autonomia regionale: gli unici a rimetterci, in una ipotesi di aggregazione con Abruzzo e Marche, sarebbero solo quei politici di paese che hanno fatto fortuna proprio sulla dimensione provinciale e a tratti feudale del Molise. Ai cittadini contribuenti interessa la qualità e quantità dei servizi pubblici e la competitività del sistema territoriale, non l’indirizzo del Palazzo dove si riunisce il Consiglio o la Giunta regionale.

Una vera riforma della Regione, probabilmente l’unica possibile, passa attraverso l’ampliamento dei nostri confini geografici e demografici: in questo senso, considero decisiva la riflessione del prof. Giovanni Di Giandomenico che prima di tutti ha rilanciato il dibattito sull’urgenza politica di coltivare forme ed istituti, peraltro costituzionalmente già previsti, di cooperazione giuridica ed economica tra le regioni su settori e servizi pubblici essenziali e strategici. Si tratta di un progetto ambizioso, per il quale occorrono figure dotate del coraggio politico di perseguire un orizzonte più ampio del cortile del proprio giardinetto disseminato di scadenze elettorali, di raccomandazioni, di compromessi al ribasso, di aride rivalse personali e di avarizia (non solo) culturale.

Superare gli attuali confini geografici del Molise non è, infatti, solo un’esigenza aziendalistica per creare economie di scala e di scopo nella gestione di servizi per la cui erogazione ottimale sono richiesti numeri più consistenti. Andare oltre i suoi ristretti confini si impone anche (e, a mio avviso, soprattutto) per ragioni di carattere socio-culturale: non è più concepibile una dimensione della rappresentanza politica sviluppata su scala e con modalità condominiali. Tale approccio produce distorsioni sul piano democratico dei rapporti tra eletti ed elettori; nonché su quello economico, tra stazioni appaltanti ed operatori economici, compromettendo molto spesso una leale (e legittima, oltre che lecita) concorrenza per il mercato; e dunque, in definitiva, tale approccio annacqua la linea di confine tra controllati e controllori, che sconfinano in una zona grigia nella quale i rapporti promiscui diventano socialmente pericolosi, oltre che penalmente rilevanti. Perché in tal modo a perdere consistenza è proprio il fine della politica: la tutela dell’interesse pubblico, non la difesa degli interessi privati propri o dei propri compagni di cordata.

Cosa fa la Regione Molise? E a che prezzo?

Le Regioni sono enti legislativi, ma il Molise è rimasto un ufficio di collocamento o un ente di patronato. Quanto costa il Consiglio Regionale tra stipendi dei consiglieri (con annessi emolumenti e vitalizi) e dei dipendenti? Per quella cifra, quante leggi si approvano in un anno? Di queste, quante vengono osservate dal Governo innanzi alla Corte Costituzionale? E tra quelle che superano il vaglio di legittimità costituzionale, quante hanno il crisma della generalità ed astrattezza e quante, invece, sono leggi-provvedimento per le quali manca poco che vi si aggiunga anche il nome e il cognome del beneficiario? Serve, a queste condizioni e per questi risultati, che i cittadini continuino a pagarne i costi (anzi, il prezzo)? Come si fa, allora, a giustificare ai molisani le aliquote fiscali più alte d’Italia?

Quanto detto a proposito delle funzioni legislative vale anche per le questioni di alta amministrazione. La sanità è il comparto che assorbe circa l’80% del bilancio regionale, eppure la Regione non tocca palla: a causa del grave dissesto finanziario determinato da anni di gestioni politiche dissennate, lo Stato ha commissariato l’ente delegandone i poteri ad un commissario monocratico nominato dal Governo. Perché, dunque, pagare il Consiglio regionale e la Giunta che sono del tutto esautorati di poteri, funzioni e prerogative?

Oltre ai profili giuridico istituzionali, c’è poi la responsabilità politica della classe dirigente locale. Le conclusioni del convegno di domani saranno affidate al Presidente della Regione, il quale celebrerà anche i primi sei mesi del suo mandato.  Sarebbe stato gratificante, per un neo governatore, poter dimostrare con i fatti come valga effettivamente la pena di difendere l’autonomia regionale. Temo, al contrario, che guardando ai risultati di questi mesi sarà difficile che qualcuno possa convincersi di ciò:  non hanno fatto niente e non si è parlato di nulla, se non di punizioni esemplari per i dissidenti, di comunicati stampa livorosi verso chi abbia osato dissentire, della omessa promulgazione dello Statuto per poter nominare il quinto assessore,  dei balletti sulle indennità e sui portaborse per cambiare tutto per non cambiare niente, delle nomine negli enti ai soliti trombati e ai soliti amici degli amici. E per finire di una legge istitutiva di un fantomatico fondo di solidarietà che, a ben guardare, istituzionalizza semplicemente un obolo alla città della scienza di Napoli. A carico dei contribuenti molisani, ovviamente, in nome dell’autonomia regionale…

Avv. Massimo Romano



La solidarieta' a Musacchio si dimostri con fatti concreti contro la corruzione, non con le chiacchiere

musacchio

Nella breve ma intensa attività della Co.re.a., le denunce più significative hanno riguardato lo scandalo dei gruppi consiliari, l'aumento delle indennità dei consiglieri regionali (mascherato da riduzione) e la spartizione delle poltrone degli enti al di fuori, e spesso in violazione, delle regole minime di competenza e talvolta proprio di decenza.
La politica, ovviamente, non si è proprio sognata di prendere in considerazione le segnalazioni del prof. Musacchio. Anzi, i suoi appelli a restituire i soldi rubati dei gruppi, a dimezzare gli stipendi o a cancellare l'abbuffata delle nomine non hanno ricevuto neppure una riga di riscontro. Figuriamoci un atto conseguente...
Per questo è davvero stucchevole e deprimente assistere al balletto delle dichiarazioni di solidarietà seguito immancabilmente alle minacce - vere o presunte - che  ha ricevuto. Taluni, i più 'coraggiosi' (o sfacciati), lo hanno addirittura invitato "a non farsi intimidire" e ad "andare avanti": che andrebbe benissimo, se non apparisse come la piu' tipica "coda di paglia", visto che l'invito proviene proprio da coloro nei confronti dei quali la sua attività di denuncia è stata in larga parte indirizzata.
Perché delle due l'una: se si ritiene che Musacchio abbia ragione, che aspetta la politica a prenderne atto ed essere conseguente? Che si tratti di disporre il recupero coatto dei soldi rubati dei gruppi, che si tratti di dimezzare gli stipendi o di fare un passo indietro rispetto a poltrone ricevute senza possedere nemmeno uno straccio di titolo. Altrimenti quella solidarietà è solo un penoso esercizio di retorica banale, per non dire ipocrita.
Per carità, questo Molise e' disposto a tollerare che  tra le massime cariche istituzionali ve ne siano di occupate da condannati in via definitiva per reati connessi al traffico di armi e munizioni pare proprio per agevolare esponenti di spicco della Nuova Camorra Organizzata! Fatti al cui cospetto la letterina in stampatello su foglio a quadretti a Musacchio - con tutto il rispetto - fa quasi sorridere.  Ma, visto che non c'è proprio niente da ridere, perché non fare davvero un gesto politico forte, rispondendo nel merito alle sacrosante richieste della Co.re.a. - che poi sono condivise dalla stragrande maggioranza dei molisani - per dimostrare davvero, e non a chiacchiere, che non siamo disposti, come comunità, a lasciare da solo Vincenzo Musacchio nella lotta di contrasto alla corruzione?



Difendere a tutti i costi la Costituzione dall'aggressione di PdL e pdmenoelle. Cosa ne pensano i parlamentari molisani, che continuano a non rispondere su F35, dimissioni di Alfano e processi a B.?

costituzione immagine

“Destra e sinistra governano insieme, violando impunemente gli impegni elettorali grazie all’ombrello del Porcellum che tutela le nomenclature di partito ormai impresentabili agli elettori: l’unico presidio democratico che resta è la Costituzione, che infatti PD e PDL stanno cercando di stravolgere. Sfruttando la distrazione dei cittadini nel periodo estivo, in fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione, la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai Padri costituenti proprio per impedire stravolgimenti della Costituzione e colpi di mano a maggioranza. Contestualmente, mentre nessuno più parla di modificare la legge elettorale, è ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, nonostante il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto. E’ un dovere di tutti i cittadini quello di combattere questo tentativo di manipolare la Carta Costituzionale che prelude ad uno stravolgimento del nostro sistema democratico” – questa l’opinione di Massimo Romano, avvocato e leader di Costruire Democrazia, tra i primi firmatari del manifesto appello del Fatto Quotidiano, che lancia una vera e propria campagna di mobilitazione in Molise per il prossimo autunno.

Romano si rivolge anche ai parlamentari molisani, ai quali nei giorni scorsi aveva anche chiesto di spiegare come avessero votato su F35, caso Kazakistan-dimissioni Alfano  e sospensione dei lavori parlamentari voluta da Berlusconi e dal Pdl per i suoi processi. “Dai parlamentari molisani ancora nessuna risposta, solo silenzio: si può sapere come hanno votato, ciascuno nei rispettivi rami del Parlamento, nelle casi citati? Sugli F35: hanno votato per l’acquisto oppure contro? Sulle dimissioni del Ministro Alfano dopo il caso kazako, ne hanno chiesto le dimissioni o lo hanno ‘salvato’? E sui processi di B. ed annessa sospensione dei lavori parlamentari? Si tratta di voti espressi nell’esercizio del mandato elettivo, dunque dovrebbe essere pubblico e noto a tutti, ma fino ad ora nessuna risposta. Per caso ci si vergogna a dichiarare la propria posizione?”

Stesso appello sul procedimento di revisione costituzionale: “Mi auguro che i parlamentari molisani ed i vertici politici della Regione vogliano far sentire la propria voce in difesa della Carta Costituzionale, se necessario anche rivendicando una libertà di mandato rispetto ad eventuali diktat di partito. Con la Costituzione non si scherza, e nessuno pensi di farla franca assumendo posizioni nascoste o equivoche. Chi si assume la responsabilità di avallare o di tacere di fronte a questo tentativo di manipolare la democrazia deve dirlo apertamente.”

Da subito, dunque, la costituzione del comitato molisano in difesa della Costituzione, promosso proprio da Massimo Romano, leader di Costruire Democrazia, per lanciare in autunno la mobilitazione sociale e politica.

Nello specifico l’appello manifesto prevede quanto segue: “Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.

In secondo luogo, chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.

Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.

Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.

Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.”